mercoledì 27 febbraio 2013

Qual'è il futuro del web design?

Faccio alcune premesse e fisso dei punti.
  • Sono ormai molto diffusi i sistemi di gestione dei contenuti che permettono agli utenti di basso livello di realizzare siti web, anche senza scrivere codice. I vari CMS open source (Drupal, Joomla, Wordpress) permettono ottimi e stabili risultati.
  • Gif animate e colori senza senso sono in via di estinzione
  • I siti in Flash, salve rare occasioni, stanno scomparendo, lasciando spazio a siti dinamici, gestibili e usabili. Tantissime animazioni possono essere realizzate in HTML5, con Scriptaculous, CSS3 e altre soluzioni. Ricordo che Flash era la scoperta del secolo.
  • Si va verso una migliore realizzazione dei siti web con i fogli di stile separati e un minimo di attenzione al multi browsing. Se solo si facesse attenzione anche al multi device, sarebbe un bel passo avanti.
Personalmente ritengo che tutti questi passaggi abbiano un effetto positivo sulla qualità media generale dei siti web che incontriamo sulla nostra navigazione. Anzi credo che per i web designer sia uno stimolo molto interessante a conoscere meglio il web e le potenzialità di alcuni strumenti (CSS3 e HTML5 su tutti). Credo che la strada sia una forte specializzazione ed una professionalità e competenza tecnica di più alto livello. Un web designer non può non conoscere le problematiche di programmazione codice.

La cosa che mi piace sottolineare è che nel settore del web design le grandi multinazionali non hanno sviluppato monopolio, al contrario le comunità Open Source, dove tutti sono autori e fruitori della tecnologia, hanno di fatto dettato gli standard CMS. Credo nelle boutique creative, dove 3/4 figure altamente specializzate sono in grado di realizzare comunicazione, programmazione e design di qualità.

martedì 26 febbraio 2013

Un logo bello non nasce a caso

Parto col dire che troppi grafici improvvisati propongono di realizzare loghi, con l'effetto di scontentare sempre il committente e di far sorridere un professionista di settore. Un logo non nasce dall'improvvisazione, quasi mai.

Prendiamo Apple, la terza versione del logo della mela morsicata. La perfezione non è casuale, infatti i cerchi che vediamo tracciati e che delineano il logo, sono legati alla sequenza di Fibonacci, alla costante di Fidia (1.61803398874989..........), ecc.



Caro cliente, realizzare comunicazione e un buon logo, non deve obbligatoriamente passare da tutto questo, ma nemmeno da un copia/incolla delle forme di Photoshop.

Meditate logo designer, meditate.

sabato 23 febbraio 2013

Questo sito web non è una brochure

Punto primo, un sito web non è una semplice brochure, ma uno strumento di comunicazione dinamico, altamente informativo e facilmetnte fruibile. Punto secondo, un sito web è utilizzato dagli utenti e per questo deve essere usabile su tanti dispositivi, veloce al caricamento delle pagine, compatibilità con diversi browser e (non guasta mai) ottimizzato per i motori di ricerca.

I template grafici preconfezionati?
Lasciateli ai disperati del web, un sito deve essere comunicativo, deve rappresentare bene ciò che fate e siete. Il sito presenza è morto. Si può fare una buona comunicazione a costi ridotti, basta avere idee.

Anche il copia-incolla dei testi è veramente deleterio.
Scrivere i contenuti del proprio sito web significa renderlo unico ed essere sicuri di raggiungere gli utenti giusti e realizzare i propri obiettivi. ermo.

Scegli bene il tuo target
La parola d'ordine è PERSONALIZZARE sempre e tutto.


Come in mille altre situazioni, mi sento di dire che il problema spesso è conoscere il proprio target.
Voglio sottolineare che il primo passo per avere un sito con un carattere e ritagliato sull'utente, è analizzare il target e gestire le informazioni che abbiamo.

ANALISI prima di tutto.

Lingua, provenienza geografica, device utilizzato, abitudini orarie, fascia di età, metodo di navigazione, prodotti richiesti, servizi ricercati, concorrenti. Sapete leggere Google Analytics e ne ricavate informazioni utili?

Un sito web non è una brochure che consegnate a chi volete voi.
Un sito web va targettizzato prima.
Un sito web è una risorsa.


keyweb.it

venerdì 22 febbraio 2013

Google Business Photos per gli hotel

Nel 2010 Google ha lanciato, ma solo negli USA, la possibilità di associare nella Street View di Google map la visita virtuale di qualsiasi struttura ricettiva. Il progetto poi si è spostato in Europa su tre nazioni campioni, Danimarca, Svezia e Spagna; dall'estate 2012 è arrivato in Italia, ma con una diffusione lenta e con la solita velocità e diffidenza italiana.

Google Business Photos è una visita virtuale dell'hotel che viene associata nella Google map alla classica street view, dando all'utente una informazione ancora più precisa e dettagliata dellla struttura. Il servizio in Italia è ancora scarsamente conosciuto fra gli albergatori e comunque richiede un piccolo investimento dovendo ingaggiare un fotografo certificato Google che proporrà un costo.

Una premessa, credo che il rapporto qualità/prezzo sia molto vantaggioso ed il servizio molto utile; detto questo alcune considerazione.
  • Come in ogni presentazione di hotel, occorre essere trasparenti e non mostrare solo l'ala ristrutturata e le suite. Il tour virtuale rischia di accentuare ancora di più il vizio di mostrare solo il bello e quindi l'aspettativa dell'utente, che vi ha scelto per il virtual tour, sarà maggiormente delusa.
  • Google Business Photos non garantisce maggiore visibilità sulla Google map, in quanto Google non enfatizza nè valorizza il servizio.
     
  • Se l'hotel è architettonicamente bello, attraente e particolare, allora la visita panoramica degli interni aumenterà la propria capacità di porsi all'utente. Ottimo strumento per design e boutique hotel; ma se la struttura, pur ottima, ha camere in serie e standard, la visita virtuale serve a poco. 
Non ho ancora statistiche certe, ma se fossi un albergatore, all'interno di un piano di web marketing per hotel, sarei sicuramente ben predisposto verso un si al Google Business Photos, magari facendo un intelligente allestimento hotel prima del servizio fotografico.
 

sabato 16 febbraio 2013

Facebook si o Facebook no?

Nuovo attacco a Facebook, gli hacker in caccia di password e informazioni personali. L'attacco è arrivato dall'interno, ovvero dai pc portatili di alcuni dipendenti del social. Ovviamente Zuckerberg e soci hanno subito rassicurato  il miliardo di amici, facendo sapere che «non ci sono prove che i dati degli utenti siano stati compromessi».

Ecco due riflessioni. Se il tuo sito è sotto tiro non ci sono misure di sicurezza che tengano, scontato. Seconda riflessione, ma stare su Facebook a cosa serve?

E' utile nel business? funziona a livello di marketing? personalmente rispondo no! la risposta è motivata.

Il CTR medio di Facebook è bassissimo, circa un decimo di Google; le persone stanno su Facebook a chiacchierare, cercare foto e leggere pettegolezzi e non sono propensi ad acquistare. Facebook non ha un'usabilità semplice e richiede un buona dose di pazienza per l'apprendimento funzionale. Facebook ha un layout anti conversione e direi anche giustamente, in quanto non è nato per fare quello. La targetizzazione pubblicitaria non è precisa e spesso viene intesa come fastidio dall'utente medio Facebook, che la ignora. Mancano le classiche call-to-action in page e le eventuali installazioni di app sono complesse e richiedono autorizzazioni oltre la pazienza comune.

Insomma le aziende stanno su Facebook perchè le agenzie continuano a proporre l'indispensabile presenza su Facebook. Che poi non convertano nulla queste pagine, è un altro discorso, ma il marketeer di ultima improvvisazione è diventato sempre più un commerciale, che un analista. Infatti tutti i venditori di pubblicità di qualsiasi tipo, di marketing ne capiscono mediamente poco. Per forza sono commerciali mica marketing manager. 

Poi il trend dice stiamo su Facebook e allora su Facebook bisogna starci.

venerdì 15 febbraio 2013

Che cos'è il responsive design

Breakpoint set di Clarke
Il web designer attualmente ha la necessità di realizzare siti web che siano ben visibili su tutti i dispositivi e di conseguenza su tutti gli schermi. E' l'evoluzione del concetto "diverse versioni del sito web a seconda dei dispositi dell'utente". Realizziamo un sito web che risponda all'ambiente dell'utente, quindi browser, schermo, piattaforme e device.

Si dirà, beh finalmente.
Quindi il responsive design non è un'ottimizzazione di un sito web per un mobile device, anzi è esattamente un concetto opposto. Secondo aspetto, non è necessario imparare un linguaggio di programmazione nuovo, occorre solo approfondire meglio HTML,  CSS e scripting.

Mi sento di dire che si tratta di utilizzare il buon senso e le pratiche di cross-browsing in maniera estesa e con qualche strumento nuovo a disposizione. Ovviamente parlo di Ajax e j-Query.

Breakpoint, ovvero cambi di layout in base al device o al contenuto e media query, ovvero le regole da applicare, sono gli strumenti base del responsive design.


<link href="colore.css" media="screen and (device-aspect-ratio: 16/9)" rel="stylesheet">

Nell'era delle media query seguici su www.keyweb.it

martedì 12 febbraio 2013

Paga online con Twitter

Tweetta e Paga online
I social network si lanciano nel business delle transazioni online. Twitter, attraverso il gateway di American Express ha appena lanciato un pagamento attraverso uno speciale hashtag.

Twitter diventa una sorta di carrello elettronico (o meglio di piattaforma di pagamento a distanza) per gli utenti Amex; attraverso uno scambio di tweet con @AmexSync e hashtag speciali, ovvero PIN, si può comunicare l'intenzione di acquisto di un prodotto. Si completa l'intenzione di acquisto via email, naturalmente la propria carta American Express deve essere collegata al proprio account Twitter.

venerdì 8 febbraio 2013

Spunti per un buon link building

Networking on page

Ogni seo specialist o web marketing manager deve seguire questi semplici regole per pianificare una buona strategia di link building sui contenuto del sito web; la capacità personale, l'esperienza e fortuna (sì perchè non guasta mai!) faranno la differenza.

  • Progettare sempre i contenuti, dando la giusta importanza alla parola chiave da far salire sui motori di ricerca, senza cadere in keyword stuffing. Non duplicare mai i contenuti altrui con un copia e incolla spudorato.
  • Valutare gli anchor text secondo le corrispondenze non esatte per in incorrere in percentuali di dendsità troppo alta in pagina.
  • Proteggere la home page, in quanto Panda e Penguin non digeriscono anchor link ripetuti; quindi distribuire i link in tutte le pagine. Uscire da una penalizzazione è sempre problematico.
  • Sovra ottimizzare determina una perdita di autorevolezza da parte di Google; la soluzione è sempre mixare fra parole chiave secche e chiavi lunghe.
  • Inserire i link immersi nel testo ed in maniera coerente al testo stesso. Ogni link deve sembrare naturale, non ripetuto,  immerso in circa 300 parole.
  • Fare attenzione al Posting selvaggio. Google a breve penalizzerà i post sfacciati degli utenti che utilizzano come firma anchor text. Evitare firme anchor come tattica di link building.
  • Fare strategia temporale nelle azioni da effettuare, soprattutto su un sito web nuovo. Il primo obiettivo è aumentare la credibilità nei confronti del motore di ricerca, tutto e subito non si può avere.
     
  • Creare contenuti attinenti, buoni, scritti bene e sensati. Un sito di genetica molecolare non potrà ospitare il link alla pagina di un hotel di Olbia.
  • Essere presenti con video ed immagini su Youtube, Pinterest, Instagram, Flickr, Picasa. Facendo descrizioni e inserendo tag corretti, naturali e inerenti. Ogni azione deve essere orientata alla maggiore visibilità e all'aumento del trust rank.
  • Integrare la propria strategia sui Social Network è diventato necessario per essere autorevoli, riconoscibili e conosciuti. Naturalmente la presenza sui social network deve essere costante, come la natura del media impone.
Oltre a questi semplici dettagli, fatti dare altri consigli mirati dalla nostra web agency.
www.keyweb.it (vedi sito web)

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martedì 5 febbraio 2013

Viral marketing: cosa fare?

Due concetti fondamentali per inquadrare cos'è il Viral Marketing, "costo ridotto" e "grande diffusione". Tutto cioè che è marketing e cozza con questi due concetti, non è virale e non fatevi ingannare dagli spacciatori di viral marketing. Uno strumento di verifica della "viralità" è la curva di diffusione dell'oggetto che deve essere strettamente esponenziale (y=a^x).


L'azione è di diffondere il nostro "prodotto" attraverso un altro strumento veicolante, gratuito, semplice e veloce.

Un semplice esempio di strategia di marketing virale è l'azione messa in piedi da Hotmail. In un anno 12 milioni di nuovi utenti di posta con un semplice messaggio in coda ad ogni email: "Anche tu puoi ottenere il tuo indirizzo email gratuito su www.hotmail.com".

Tre ottimi esempi di viral marketing che propongo spesso:
  1. E-book. Avere prima di tutto una conoscenza e saperla mettere su carta. La strategia è di concedere gratis una copia del nostro ebook con la clausola di lasciare inalterati i contatti e favorire "ad copy".
  2. Infographics. Disegnare una tavola grafica che riguardi la vostra attività, un aspetto di questa o un passaggio mentale. Includete il vostro contatto come autore e date il permesso di pubblicare la tavola grafica in altri siti web.
  3. Software. Condividere una piccola web app, una toolbar o una versione trial di un tuo software con i visitatori del tuo sito. Come negli esempi precedenti dovremmo inserire contatti e ad copy per pubblicizzare il nostro messaggio finale.
Scopri altre informazioni interessanti sul viral marketing su www.keyweb.it