venerdì 29 settembre 2017

Quanto mi costa cambiare ufficio?


Cambiare #ufficio può essere un'esperienza stressante e costosa. Si è vero, ci stiamo spostando sulla virtualizzazione delle infrastrutture IT (#cloud), ma la corretta configurazione dei #cablaggi fisici per la gestione della #rete aziendale e delle #comunicazioni, è una priorità. Un sistema di cablaggio #dati logico ed efficiente diventa fondamentale per un'azienda, quanto i dati stessi.

Quali fattori considerare per progettare una #retedati in un nuovo ufficio?

- Qual è il budget disponibile?
- Quali risorse umane saranno trasferite?
- Quali sono le esigenze di dati e di comunicazione?
- Quali potrebbero essere le future esigenze?

Considera cosa è disponibile nel nuovo ufficio
A meno che non siano locali di nuova costruzione, il nuovo ufficio sarà probabilmente già in possesso di qualche tipo di infrastruttura informatica, dati e di alimentazione. Quindi, sarà necessario effettuare un'analisi, per stabilire come o se la configurazione esistente di scatole, prese di corrente e prese di rete può soddisfare le tue esigenze.

Possono anche essere previste postazioni per la connettività Wi-fi, per cui è necessario esaminare l'infrastruttura fisica dell'ufficio. Qualunque siano le strutture informatiche esistenti, è probabile che sia necessaria qualche modifica, per accogliere il nuovo personale o per soddisfare le richieste del fornitore di ADSL o della tua casa madre.

Si procede ad una mappatura delle stanze per le infrastrutture di dati e di comunicazione. Ci sarà probabilmente un pò di lavoro da fare, tenendo conto del budget, della disposizione del nuovo edificio e delle condizioni delle infrastrutture IT.

Considera salute e sicurezza
La creazione di un cablaggio dei dati per soddisfare le esigenze aziendali è necessario, ma è anche necessario considerare come la disposizione fisica del cablaggio possa disturbare i visitatori / ospiti / clienti ed i dipendenti.

Un labirinto di fili che collega il tuo hardware è una trappola per l'incolumità fisica e può bloccare l'accesso alle uscite di emergenza, ostacolare i macchnari, disturbare il condizionamento, aumentare la polvere e rovinare l'estetica. Tutto questo può essere un danno in termini di conformità, di salute e di sicurezza.

A seconda delle circostanze, potrebbero esserci norme o regimi di conformità particolari (vedi banche, studio medici, ospedali, siti militari), che richiedono disposizioni speciali per il posizionamento di server, hardware, reti ed attrezzature IT.

Consenti l'espandibilità futura
Sarà necessario prevedere la crescita o il cambiamento della tua attività, che potrebbe voler dire necessità di una maggiore banda, di più linee telefoniche, di un maggiore consumo energetico, di nuove postazioni di lavoro e nuove attrezzature.

Anche se è impossibile prevedere come sarai fra 2/3 anni, dovrebbe essere sempre fattibile una modifica, la manutenzione o il cambiamento d'uso. Queste necessità possono nascere anche semplicemente da un aggiornamento hardware e server o per la sottoscrizione di nuovi servizi di telecomunicazioni.

Usa solo professionisti riconosciuti
Oltre al personale IT interno, dovrai coinvolgere necessariamente un consulente professionista per la progettazione e l'esecuzione del tuo trasferimento e per la fornitura della nuova struttura informatica.
Ci saranno molte cose da coordinare. Avere un team di esperti affidabili per gestire i vari processi del trasferimento, ti aiuterà ad essere operativo più velocemente ed efficacemente .
Utilizza il cablaggio strutturato.

Le installazioni di cablaggio dati, di rete e di telecomunicazioni da parte di aziende separate, non ti garantiscono un sistema di cablaggio integrato e aumenteranno solamente le spese, in termini di gestione e manutenzione di sistemi separati.

C'è la necessità di un cablaggio strutturato, che soddisfi tutte le necessità di collegamento, connessione, rete, installazione e consulenza di progettazione.

Avere un unico riferimento per i sistemi strutturati, ti consentirà facile utilizzo e gestione, una configurazione logica, connessioni sicure ed efficaci, alimentazioni stabili, reti performanti e comunicazioni facili.



+Giuliano Ciari
Project Manager
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martedì 26 settembre 2017

Facebook perde potere di engagement nel 2017


La capacità di #engagement di #Facebook quest'anno è diminuita del 20%. Le ragioni sono fondamentalmente tre:

1) Il tasso di crescita di Facebook è saturo. Non ci sono più grossi segmenti di utenti da prendere. Di conseguenza, il tasso di crescita ha rallentato notevolmente ed inoltre per i ragazzi giovani non è più la prima scelta.

2) Il newsfeed di Facebook ha un limite max al numero di post che che presenta. È impostato a 1.500 per utente (dato di Facebook).

3) Facebook è diventato un autentico media. Nel 2016-17 Facebook è stato il secondo maggiore media, per investimenti pubblicitari, dopo Google.

L'analisi dei dati sui post di BuzzSumo indica come i video (anche perchè Instagram e Snapchat sono la tendenza) siano l'unico strumento che regge il potere di engagement. Come affrontare il declino dell'engagement su FB e della visibilità on line?

- Rendere il video un elemento chiave del marketing su Facebook e non solo. Trovare il modo di distinguersi nella newsfeed nonostante il marasma.

- Utilizza vari tipi di video, fare test e vedere cosa funziona meglio per il tuo pubblico specifico.

Come la penso su FB?
Creare una strategia sostenibile su Facebook allineata alle strategie di marketing e business aziendali è molto difficile. Pubblico sconfinato non corrisponde a visibilità infinita, anzi spesso si ha l'effetto opposto di confondersi nella massa. Prima di tutto analizza che i tuoi obiettivi, il pubblico e il contesto di Facebook siano in target con la tua strategia di marketing. Se voglio pescare tonni e vado sul lago di Garda, forse sto sbagliando qualcosa.


+Giuliano Ciari
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martedì 28 febbraio 2017

Come nasce una tendenza?


Dimenticate per un attimo i cool hunter. Cancellate gli onnipresenti opinion leader. Stendete un velo pietoso sul solito parterre di celebrities che pretendono di inventare fenomeni e dettare stili. Siate seri, ohibò. Perché, vi piaccia o meno, per far nascere (e durare) le tendenze di moda - quelle con cui vi riempite la bocca, gli armadi o le pagine dei vostri magazine - c'è bisogno di un approccio scientifico: fatto di teorie economiche e regole matematiche. Potrebbe essere questo il messaggio contenuto in "Hot spots e sfere di cristallo" (FrancoAngeli), nel quale la semiologa Giulia Ceriani - docente di comunicazione pubblicitaria ed esperta di ricerche di mercato - affronta il grande tormentone delle tendenze con l'occhio della prof abituata a studiare (e comprare?) anche borse e profumi.

Cosa dice?
«La tendenza non è solo un fenomeno di costume, la segnalazione dell'ultimo gadget, della stravaganza estiva o della curiosità che si esaurisce in una stagione. È, invece, una nuova direzione da percorrere che si basa sulla negazione di quanto la precede. La questione non è leggere il futuro, ma dirigerlo. La grande regola: anticipare è meglio che prevedere ».

Anticipare, quindi. Essere visionari, rivoluzionari. Senza paura di rompere con il passato. Ma come? Seguendo solo il fiuto? No. Serve un approccio scientifico. Ecco infatti comparire nel libro grafici e matrici a doppia entrata, teorie di marketing, formule economiche e mappe cognitive che sarebbe difficile sintetizzare in poche righe. Poi qualche critica - «i "cahiers de tendances" dell'industria della moda sono spesso tutti uguali» - e le case history sugli anticipatori di successo: da Prada a Starbucks, da Pomellato a Philippe Starck. Certe campagne Gucci e Dior sono considerate esempi di successo. Come Fendi che punta, enfatizzandole, sulle due effe prima dell'avvento della logomania o Diesel, capace di reinventare i jeans come se non fossero mai esistiti prima.

Ma anche lifestyle. Dagli yogurt Müller, con le confezioni dai colori scuri in grado di cambiare il consumo da un discorso di purezza a uno di piacere sensoriale, al McDonald's: antesignano della futura esplosione del fast (da Internet ai sushi bar). O la Barilla: con la sua pasta che anticipa quel bisogno di famiglia, cocooning, che sarebbe arrivato da lì a poco. Perché avere le antenne alzate aiuta, ovviamente. Sapete come nacque l'idea degli smartphone (cellulari con cui sentire musica, fotografare, navigare sul web)? Qualcuno si accorse che nelle vie di Tokyo i ragazzi passavano più tempo a guardare nei propri telefonini, che a parlarci dentro.

C'è, infine, un discorso legato alla longevità. Al posto del ciclo di vita del prodotto, teoria faro di ogni economista, si ipotizza qui un ciclo di durata della tendenza. Con qualche curiosità (una borsa non potrà mai essere di tendenza per più di due anni, un'auto arriva anche a cinque) e una sorpresa: la matematica applicata alla moda (modamatica l'abbiamo definita noi per gioco).
Lo sapevate che numeri, logaritmi e proporzioni stanno dietro i nostri look già a partire dagli anni Cinquanta? Fu allora infatti che due antropologi, Alfred Kroeber e Jane Richardson, formularono la prima teoria sulla durata storica di una tendenza di moda, prendendo come riferimento alcuni parametri legati agli abiti femminili.


(Fonte Velvet Repubblica)
 +Giuliano Ciari

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martedì 15 novembre 2016

Come possono evolvere gli INFO POINT

Oggi giorno la promozione territoriale è passata dalle Province agli uffici comunali, agli enti socio-culturali, se non a singoli soggetti attivi sul territorio. Nonostante questo regresso sistemico e nonostante la crisi occorre investire per traformare ed innovare gli INFO POINT, che ormai sono un sistema superato e incapace di rispondere alla domanda.


Il classico INFO POINT è l'accoglienza turistica, che serve per dare le informazioni necessarie per visitare e per soggiornare. Ma ormai con la rete, queste informazioni il turista le conosce ben prima di arrivare in loco.

Quindi occorre essere presenti già nella prima fase di ricerca delle informazioni, ovvero essere presenti in rete. Il ruolo cambia e non si può semplicemente erogare informazioni in loco, ma bisogna essere dinamici e fare promozione del territorio.

Occorre essere presenti quando il visitatore potenziale cerca.

Il valore aggiunto dell’info pointer (colui che gestisce) sta nella sua approfondita conoscenza del territorio, nella sua capacità di creare community e nella sua capacità di dialogare e proporre contenuti. Tutto deve avvenire via web, sui siti, sui social e sui blog. Quindi l'info point diventa un catalizzatore di informazioni, una banca dati della domanda e dell’offerta, in grado di valorizzare le eccellenze locali e di proporle in modo aggiornato ed accativante.

L'info point istituzionale deve mantenere e garantire la propria autorevolezza nei confronti del mercato, con una propria rete privilegiata, selezionata, accreditata e qualificata di referenti. Autorevolezza, qualità e attendibilità dell’informazione sono gli elementi chiave su cui deve costruire il proprio nuovo ruolo l’informatore turistico. Ma ancor prima di tutto comunicare nella lingua digitale del potenziale utente, rispondere alle sue domande attraverso quegli stessi strumenti digitali (post, e-mail, chat, sms) che sono di uso quotidiano.

+Giuliano Ciari
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mercoledì 14 settembre 2016

A cosa può servire la Realtà Aumentata?

Quantità e qualità di info senza paragoni
Nel nostro percorso di studio e sviluppo di Interfacce Naturali (NUI) e sul design di interfaccia, abbiamo cominciato ad applicare i principi di Realtà Aumentata (AR) nel contesto di un museo

Quando un visitatore entra in un museo questo tipo di tecnologia, può diventare il valore aggiunto per migliorare l'esperienza contestuale. Un'opera esposta può essere arricchita, contestualizzata, spiegata e resa "più emozionale"con informazioni multimediali, che diversamente dovrebbero essere fruite separatamente.

Il museo diventa un contenitore integrato, un vero e proprio hub culturale e interattivo. Ad esempio abbiamo pensato ad un APP museale, che semplicemente inquadrando l'opera con un tablet o un telefono, genera layer con testi, approfondimenti multimediali, gallerie fotografiche, collegamenti, presentazioni, con la possibilità di inviare dati ad un proprio account.

Come possiamo applicare la Realtà Virtuale in un museo?

  • Consultare cataloghi virtuali;
  • Possibilità di confrontare un’opera con un’altra;
  • Ricostruire reperti in 3D;
  • Creare scenari virtuali;
  • Contestualizzare ed ottenere dettagli importanti;
  • Creare dei percorsi tematici;
  • Spiegare il reperto o l'opera;
Il museo diventa così una vera esperienza multimediale e siamo solo all'inizio.

+Giuliano Ciari
Project Manager per
Keyweb
Pc Planet
Art-Museum
 





mercoledì 3 agosto 2016

Come ingannare INSTAGRAM e il suo nuovo algoritmo

Il cambio di algoritmo di Instagram ti ha preoccupato? 
Hai già capito quale tattica usare per migliorare la tua visibilità nei feed di Instagram?

Andiamo a vedere come quattro delle aziende di maggior successo su Instagram, hanno risposto al cambiamento dell'algoritmo e in che modo la tua attività/azienda può fare lo stesso e copiare i segreti.


#1 Creare link specifici nella campagna Instagram


Ben & Jerry's
ha un bellissimo profilo Instagram, molto divertente e colorato.
Sono una delle aziende più creative e coraggiose sul mercato ed il loro account Instagram è ben studiato. La loro risposta al cambiamento dell'algoritmo è stato quello di raddoppiare lo sforzo e focalizzarsi sulla passione per il loro prodotto e un'ottima promozione cross-platform.Instagram non è una grande piattaforma per la vendita e post con un linguaggio promozionale stonano, ma è possibile catturare gente che vada sul tuo sito web e allora vendere.Ben & Jerry's fa questa azione in ogni singolo post con un invito all'azione (Call to action) come
"clicca sul link nel nostro profilo per vedere..". Questi collegamenti , anche nella bio di Instagram fanno si che si possano generare vendite e contatti sullo shop.

Per sviluppare la strategia marketing di Ben & Jerrys'  nel proprio Instagram, quindi, assicurati di aggiungere sempre una CTA in ogni post.


#2 Attingere dalle esperienze degli utenti e fare storytelling


Il profilo Instagram di REI è un esempio di un brand che cura molto le immagini e cattura le storie individuali della vita all'aria aperta. I
l loro target di mercato sono spesso i fotografi amatoriali e sfruttando la voglia del pubblico di essere protagonista con le proprie foto, ha creato un grande seguito su Instagram (1,2 mil di followers).Dal quando Instagram ha aggiornato l'algoritmo, hanno aggiunto un nuovo aspetto nella loro azione di marketing: le storie generate dagli utenti. Le storie sono incredibilmente utili quando vengono usate per catturare seguaci sui social media. Ancora più preziosi sono i racconti scritti dai vostri clienti e seguaci, perché queste storie creano una comunità ed abbattono il muro tra azienda e consumatore.

 

Per iniziare a utilizzare la tattica di REI, inizia a cercare/creare gli hashtag relativi al prodotto, al mercato ed al target. Quando trovi Instagrammers legati alla tua attività, contattali, corteggiali e chiedigli di seguirti.
#3 Inserire gli argomenti di tendenza nei post

Il profilo Instagram dei Seattle Seahawks è un esempio di enorme investimento di soldi sul social media marketing (non a caso il proprietario è Paul Allen).
La loro azione è di mettere in evidenza i giocatori, i tifosi e gli allenatori. Lavorano con gli appassionati e i tifosi per creare personaggi/eroi positivi.
Recentemente, hanno cominciato ad incorporare argomenti popolari nei post. Ad esempio, per creare eccitazione nei fans nella prossima stagione, hanno incollato i volti dei nuovi giocatori sui personaggi di Star Wars con l'hashtag #SeahawksDraft. Grande idea.

 

Non è necessario un budget infinito di marketing, come quello di una squadra NFL per creare contenuti in linea con il trend del momento.
Cerca di attingere da vacanze, stagioni, film popolari, meteo, traffico, giorni della settimana e così via. Non è così difficile.



#4 includere video e campagne con uno specifico hashtagIl basket NBA è  per eccellenza lo sport degli highlights, ogni azione si presta a questo. Quindi non è una sorpresa che il video breve sia una componente fondamentale nei loro post e l'account Instagram è più della metà, popolato da video.Ci sono molti modi per pubblicare un video che si distingua ed abbia successo su Instagram. Ad esempio, è possibile utilizzare l'app Boomerang di Instagram, per creare un loop divertente per condividere frammenti di vita aziendale. Oppure si può fare il classico dietro le quinte aziendale e mostrare nicchie nascoste e divertenti dell'ufficio. Registrare brevi interviste ai colleghi, al tuo capo, ai clienti, oppure filamre un compleanno o un afesta interna o un venerdì pomeriggio di "scazzo".
Usa la fantasia
!



Ricordati solo di fare video brevi, 30-40 secondi.
Quando li pubblichi, aggiungi tanti hashtags attinenti e di tendenza per diffondere la portata del video. Se è in atto una campagna di vendita particolare, crea un hashtag ad hoc e utilizzalo sempre nei post successivi.


+Giuliano Ciari
Pc Planet Srl

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#marketing #keyweb #socialmedia #instagram















martedì 29 marzo 2016

Sono tutti Project Manager

La disciplina del Project Management necessita di un grande equilibrio tra hard skills e soft skills. Personalmente (però) tendo sempre a spostare la bilancia verso le competenze meno tecniche del lavoro, ma che riguardano soprattutto la gestione delle persone. Le soft skills come leadership, motivazione, gestione dei conflitti, team building hanno la capacità di far arrivare le persone oltre le loro competenze specifiche e raggiungere risultati insperati.

Non siamo tutti project manager, ma in tanti diciamo di esserlo. Sono sempre molto polemico nei confronti delle definizioni, perchè vedo tanta improvvisazione e poca sostanza. Siamo il Paese del "L'ho visto fare e quindi so farlo anch'io" ed invece il ruolo del PM, al di là delle competenze tecniche (indispensabili, certe e certificate), ha necessità di campo.
Molti si sentono dei grandi capitani che guidano il vascello nella tempesta, spesso non sanno nemmeno nuotare e dietro le spalle al massimo hanno guidato due stagisti.

Attenti a saper riconoscere un PM
. Secondo la mia esperienza il PM impara a forza di testate contro il muro, di errori anche o se ha la fortuna di avere accanto un PM senior, per osmosi. Il passaggio di capacità gestionale avviene respirando l'aria nella stessa stanza, soffrendo delle stesse ansie e risolvendo gli stessi quesiti.

I corsi e le certificazioni (che servono eccome) trasmettono competenze, metodi, strategie, ma non si può in qualche ora di corso insegnare a gestire un progetto. Occorre il campo e la capacità e la sensibilità di osservare ed immagazzinare informazioni nel tempo.

Un buon PM deve saper fare il fuoco con la legna che ha.
Le aziende in ogni settore stanno capendo la necessità di avere una figura di  Project Management e chi non ve lo presenta come primo interlocutore, non risolverà i vostri problemi, ma li aumenterà.


 +Giuliano Ciari
Pc Planet Srl

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domenica 3 gennaio 2016

La comunicazione museale


I musei non sono un fine in se stessi, ma un mezzo al servizio dell’umanità.

Questa affermazione di Alma Wittlin (luminare in tema di musei) è valida non solo per i musei, ma per tutti i beni culturali, in quanto fonte di pensiero, esperienza, sensazioni (in una parola di conoscenza) e portatori di valore, non solo culturale, ma sociale, proprio in quanto produttori e generatori di sensi.

Il museo per farla breve è espressione (sociale, culturale, economica) di un territorio ed è ad esso indissolubilmente legato come memoria del passato, cemento del presente e carburante per il futuro.

Le analisi dei visitatori di musei, mostre e aree archeologiche conferma come la maggior parte della popolazione sia di fatto esclusa da questo tipo di funzione per motivi che possono essere riconducibili a barriere ed ostacoli che impediscono l'accesso in senso fisico, economico, ma anche e soprattutto culturale.

Gli strumenti della comunicazione che il museo usa al proprio interno per veicolare il contenuto informativo della sua collezione, sono fondamentali per riuscire a creare (o a ricreare) quel legame tra cittadini/visitatori e patrimonio culturale.

Il MiBAC, leggendo il suo Atto di indirizzo sui criteri tecnico scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei, fa un esplicito riferimento nei "Rapporti con il pubblico e relativi servizi” al fatto che "i musei affiancano al dovere della conservazione del proprio patrimonio, la missione, rivolta a varie e diversificate fasce di utenti, di renderne possibile la fruizione a scopo educativo, culturale, ricreativo e altro ancora".

I meccanismi che permettono di tradurre concretamente in prassi i principi teorici enunciati nella normativa sono i seguenti:

  1. Accesso (fisico, economico e culturale); 
  2. Partecipazione (ai processi creativi e decisionali); 
  3. Rappresentazione di più culture all'interno delle istituzioni culturali.
Ma questi, che sono poi obiettivi, non sono perseguibili senza uno studio del territorio di riferimento e soprattutto senza un rapporto di scambio e di conoscenza dei visitatori e dei loro bisogni.

Inoltre, nei progetti museali, sottolineo sempre la necessità di avviare dei canali di comunicazione con le altre istituzioni territoriali, in modo da cercare di far superare al Museo quel limite psicologico e conoscitivo, che a volte lo isola dal resto della società. 

Project Manager Pc Planet



martedì 15 dicembre 2015

NUI: Kinect, non è solo per videogiochi

La multimedilità è nelle nostre mani
Cominciamo a familiarizzare con il termine NUI, Interfaccia Naturale per l'Utente, ovvero tutto quello che studia l'interazione uomo-macchina, consentendo di comunicare senza la necessità di controllare strumenti elettronici, ma semplicemente attraverso le conoscenze di una gestualità specifica del corpo e attraverso il riconoscimento vocale.

La sfida che stiamo affrontando è quella di rendere possibile un percorso multimediale con un'interfaccia che sia praticamente invisibile.

La brevissima storia della NUI
Nel 2006 Christian Moore ha fondato in Microsoft un gruppo di ricerca con l’obiettivo di discutere e sviluppare le tecnologie per un’interfaccia utente naturale. Nel 2008 August de los Reyes nella presentazione della conferenza “Predicting the past” ha descritto le NUI come la futura evoluzione del passaggio storico dalle CLI (Command Line Interface, l’interazione uomo-macchina tramite tastiera) all’Interfaccia Grafica (GUI), ideata da Douglas Engelbart (creatore anche del concetto di ipertesto) e diffusa nel 1981, ancora oggi comunemente utilizzata dagli utenti che usano un computer.

Per circa 30 anni il successo del mouse (e della tastiera) ha permesso l’approccio al computer ad un esteso numero di utenti su scala mondiale fino a quando nel 2010, Bill Buxton (Microsoft) ha ribadito l’importanza e l’innovazione dell’interfaccia grafica naturale presentata ufficialmente attraverso una dimostrazione pratica durante il Consumer Electronics Show del 2010.

Stiamo parlando di una tecnologia giovanissima con meno di 10 anni di vita.

A dicembre 2010 la società Prime Sense, una compagnia israeliana da tempo impegnata in ricerca e sviluppo di sistemi di controllo senza dispositivi fisici e responsabile della tecnologia del sistema di telecamere di Kinect, ha rilasciato i driver open source per questa innovativa periferica, compatibili con Windows e Linux ( versione Ubuntu 10.10 in poi).

Questi driver consentono di accedere alle funzioni audio, video e ai sensori di profondità di Kinect e sono basati su un a API completa, nota come OpenNI (Open Natural Interactions). OpenNI permette di catturare il movimento in tempo reale, il riconoscimento di gesti delle mani e dei comandi vocali e implementa anche un "analizzatore di scena", che rileva figure in primo piano e le separa dallo sfondo.

A breve implementeremo una sala multimediale con tecnologia NUI nel Museo multimediale della miniera di pozzo Gal a Ingurtosu (Marina di Arbus).

+Giuliano Ciari
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venerdì 31 luglio 2015

8 miti sul Cloud


Il cloud è un business/strumento necessario. Purtroppo, la confusione sul suo uso ha dato luogo a una serie di miti del settore, spesso infondendo paura.
 

Vediamoli

1- Il Cloud è intrinsecamente insicuro
Il più grande mito, è che i dati non sono al sicuro nella nuvola. Purtroppo c'è una percezione naturale nel credere che le cose al di fuori del nostro controllo sono intrinsecamente insicure, mentre provider come Microsoft stanno facendo enormi sforzi per garantire i loro ambienti, cose che il cliente medio non potrebbe mai fare.
Il cloud computing aumenta la sicurezza in un modo esponenziale a causa delle economie di scala.
2 - Il dibattito sulla sicurezza del Cloud è semplice
La nube è poco sicura? Non esiste una sola risposta, perchè esistono molte variabili che servono a dare una risposta, come la dimensione della vostra azienda, le competenze interne esistenti, chi sono gli avversari, ecc.
 

Ad oggi esistono tutti gli strumenti e le capacità che consentono di lavorare sul cloud in modo sicuro.

3 - Ci sono più attacchi nel CloudLe minacce da Internet sono altrettanto rischiose per le infrastrutture cloud private e le reti dei service provider.
Quando le politiche di sicurezza sono corrette per prevenire attacchi e rilevarli, gli attacchi non sono più minacciosi per la nuvola o per qualsiasi altra infrastruttura. I fornitori di cloud in genere impiegano molti specialisti nella sicurezza informatica e anche qua le economie di scala permettono di risparmiare
.


4 - Il controllo fisico dei dati implica la sicurezzaIl più grande mito di sicurezza sul cloud è che il controllo fisico sia il fondamento della sicurezza.

Credere nel mito sulla posizione dei dati distoglie l'attenzione dai vettori di attacco più comuni, come le debolezze umane e i malware.

5 - La sicurezza del Cloud è troppo difficile da mantenereIn ultima analisi, la nuvola è solo la rete di qualcun altro. Credere in questo mito porta ad astenersi dall'utilizzo del cloud per applicazioni mission critical. I problemi di sicurezza sono simili in tutte le reti e la SQL injection (il più grande rischio per la sicurezza dei sistemi) è ancora un problema di tutti. Le configurazioni del firewall, i test di penetrazione, VPN, ecc. sono tutte cose importanti in locale, come quando si lavora con un provider di servizi cloud.

6 -È possibile costruire un perimetro intorno applicazioni CloudCerchiamo di pensare alla sicurezza nel cloud, estendendo il concetto verso il basso per ogni singola applicazione enterprise. Sono necessari più livelli per combattere gli hacker. I confini sono quelli di rimuovere il vecchio modo di pensare costruendo perimetri e concentrarsi su un programma di gestione del rischio e del disaster recovery.

7 - La sicurezza del Cloud è esclusiva responsabilità del providerLe politiche sulle password, la gestione dei rilasci delle patch, la gestione dei ruoli utente, la formazione alla sicurezza del personale, sono tutte responsabilità del cliente. Mentre si aumenta la sicurezza interna, non date per scontato che il vostro fornitore di cloud esegua il backup dei dati e sia  in grado di ripristinare tutto in caso di una violazione.
E' fondamentale implementare una soluzione di backup dei dati che sono ospitati sul cloud, in loco o su un altro provider cloud.


8 - Un server cloud ha risorse illimitatePuò sembrare che un server cloud abbia una memoria illimitata e infinita potenza di elaborazione, ma questo significa consumi e aumento drammatico del prezzo. I server cloud hanno processore, memoria e limiti, normalmente definiti all'acquisto. Queste risorse sono condivise con il resto dell'ambiente cloud e si possono anche spostare tra i vari server cloud, quando necessario.

Superare i miti vi permetterà di ridurre il rischio. Ma esiste una certezza, quando la CIA o il Nasdaq iniziano a lavorare nel cloud, qualsiasi dibattito sul cloud può dirsi finito.

+Giuliano Ciari 
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mercoledì 22 luglio 2015

Pensare, progettare e realizzare un portale verticale

Cos'è un portale verticale.
E' un sito web che offre contenuti, servizi e strumenti dedicati ad un tema unico (cibo, sport, cinema, informatica, vacanze). Con l'esplosione della bolla speculativa della new economy e la crisi del settore pubblicitario, tutti i portali generalisti (portali orizzontali) hanno subito una contrazione, che i "verticali" hanno sfruttato per diffondersi.

https://theropegun.files.wordpress.com/2015/03/screen-shot-2015-03-07-at-7-11-33-pm.png
Quando dico "dedicati ad un unico tema", intendo anche indirizzati a particolari segmenti sociali (affinity portal) e questo significa molto  interessanti dal punto di vista commerciale, perchè rivolti ad una utenza fortemente caratterizzata, con stili di vita e consumi assimilabili.

Pensare verticale.
Gli elementi che contraddistinguono il business model del portale verticale sono:
- Community;
- Collaboration;
- Interactivity;

Pensare verticale significa pensare ad una online community, quindi che siano studenti, sviluppatori, pescatori o velisti, l'obbiettivo deve essere quello di costruire un servizio che attiri e sia utile a persone omologhe che possono interagire sul web.

Attenzione a non confondersi e farsi sopraffare dalla tendenza "centripeta". Il portale verticale si sviluppa attorno, per e con una community. Quindi prima cosa focalizzarsi su chi vogliamo intercettare.


Mettersi in verticale.
Ricapitolando, un portale verticale offre:
- Contenuti;
- Servizi per la community;
- Eventualmente un e-commerce

Dagli skills si capisce che i  ricavi provengono da:
- Pubblicità;
- E-commerce;
- Fees di iscrizione ai servizi;
- Iniziative di co-branding e co-marketing;

I vortal (vertical portal, odio questa contrazione) turistici sono il business online a cui tutti aspirano, che siano agglomerati di hotel, ristoranti, eventi, territori, cibi. Ma dopo la realizzazione del portale web tanto sognato, è molto importante saperlo promuovere per catturare l’attenzione del navigatore, riuscire a farlo accedere al sito e convertirlo in cliente/utente. E qua entra in gioco la pianificazione di un buon piano di web marketing a lungo termine, perchè le community non si fanno in un giorno.

+Giuliano Ciari

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giovedì 16 luglio 2015

Da "Sorelle in pentola": Una divagazione dal marketing, in un piatto dalla Sardegna

Sorelle in pentola: Un po' di Sardegna in un piatto: In diretta dalla Sardegna. In diretta da un luogo meraviglioso che scandisce orami la mia vita da più di 10 anni.. Almeno si mangia e non si fa sempre sul serio..

Un esperimento fra il serio e il faceto, marketing VS food. Chi vincerà? Avete dubbi?

Ingredienti per 4 persone

400 gr di spaghetti di Gragnano
2 aragoste di Alghero
15 pomodorini maturi
1 spicchio d'aglio
olio evo
basilico fresco
origano secco
sale 








































+Giuliano Ciari

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venerdì 5 giugno 2015

Come fare link-building nel tuo sito web



L'algoritmo anti spam di Google è sempre più potente. Oggi presta attenzione alla struttura della pagina, al contenuto, alla pertinenza, all'utilità, ecc. Se il tuo sito ha un buon numero di link di qualità allora si comporterà bene nelle SERP e se hai link acquistati, questi devono sembrare naturali, altrimenti avrai grossi problemi nel posizionamento sui motori di ricerca.

Ecco alcuni consigli utili:
  • Ottenere link da siti con un buon Moz DA (Moz domain authority)
  • Utilizzare differenti anchor text
  • Organizzare i backlink su diverse pagine del tuo sito web
  • Programmare i backlink in maniera graduale e costante se possibile
Ricorda che i backlink sono molto importanti per il SEO del tuo sito e non possono essere trascurati.


+Giuliano Ciari

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martedì 21 aprile 2015

Email marketing, come non utlizzare MailChimp



MailChimp è un potente strumento di email marketing, che consente una facile gestione degli indirizzi email e l’invio di newsletter anche complesse.

MailChimp ha dalla sua un piano gratuito con 12.000 invii email al mese e un massimo di 2.000 iscritti. Non male per le piccole attività. Questa gratuità non significa funzionalità ridotte, tutt'altro:
  • Interfaccia intuitiva
  • Sign-up forms per l’iscrizione degli utenti
  • Campi personalizzabili e facilmente esportabili
  • Grafica della newsletter facilmente customizzabile
  • Schedulazione
  • Gestione delle liste e dei report
Quindi in breve è gratis, potente e veloce.

Lo puoi usare per:
Come non utilizzare MailChimp?
Senza conoscere tutte le potenti customizzazioni possibili.

+Giuliano Ciari 
 per www.keyweb.it


giovedì 12 febbraio 2015

Twitter e Google uniscono le forze!



Oggi vi riporto un’indiscrezione direttamente dal famoso sito Bloomberg, tra poco potremmo trovare i nostri tweet all'interno della SERP di Google.
L’intesa si baserebbe sull'accesso e sull'indicizzazione da parte di Google dei cinguettii dei quasi 300 milioni di utenti Twitter.

Se confermata, l'azione del portale di microblogging è chiara, incrementare notevolmente il traffico e di conseguenza gli introiti derivanti dalla pubblicità online.

Sembra quindi un accordo conveniente per entrambi i colossi del web. Twitter vedrebbe incrementare notevolmente il suo traffico e Google avrebbe la possibilità di indicizzare una quantità enorme di dati.

Twitter, ha inoltre da poco iniziato una collaborazione con Flipboard e con Yahoo Japan che permetterà ai tweet sponsorizzati di uscire fuori da Twitter e di essere visualizzati all'interno delle due piattaforme.

Alla fine tutto internet gira intorno a Google, che piaccia o no.

+Andrea Cona
www.keyweb.it




giovedì 11 dicembre 2014

Il punto sui Social Media? Hai presente il sistema solare?



Anche il 2014 volge al termine, scopriamo come si evolvono i social network più popolari del mondo.

Per ovvie ragioni partiamo dal social network per eccellenza. Un “pianeta” da oltre 1 miliardo di utenti in tutto il mondo. Mark Zuckerberg può essere più che felice, Facebook domina ormai da anni i social, con numeri che gli altri in questo momento possono solo sognare. Detto degli utenti registrati, i numeri più impressionanti sono quelli riguardanti le interazioni, dato che circa il 23% degli utenti controlla il proprio account più di 5 volte al giorno e vengono caricate, sempre ogni giorno, oltre 50 miliardi di foto.

Parliamo ora di Twitter. Il social di Jack Dorsey può contare su più di 500 milioni di utenti registrati di cui quasi 300 milioni attivi ogni mese.Numeri che ne fanno uno dei social media più importanti al mondo. Un altro dato interessante è il numero di accessi da mobile, circa il 60%.

Altro social che continua a crescere è Google+. Anche qui abbiamo numeri da leader assoluto del settore, oltre 500 milioni di utenti registrati e più di 300 milioni di utenti attivi.
Una statistica interessante è quella che riguarda il sesso degli utenti di Google+, oltre il 67% sono maschi.

Un social che si sta ritagliando una fetta importante di mercato, anche per via del suo target prettamente legato al mondo del business è Linkedin che con gli otre 200 milioni di utenti si attesta come uno dei più popolari social al mondo. Oltre il 40% degli utenti aggiorna il proprio profilo regolarmente e sono inoltre presenti oltre 3 milioni di pagine aziendali.

Altro social di rilevanza mondiale è Instagram. Può contare su più di 130 milioni di utenti, vengono caricate oltre 5 milioni di foto ogni giorno e postati oltre 1000 commenti al secondo.

Ultimo social su cui vogliamo porre l’attenzione, ma non per importanza è Pinterest. Può contare su oltre 70 milioni di utenti di cui oltre il 69% sono di sesso femminile.

@AlexFlore
Facebook
Linkedin
+Andrea Pcplanet
per www.keyweb.it






venerdì 21 novembre 2014

Engagement, l'unica cosa che conta davvero


Inutile girarci intorno, una pagina web o un post sui social devono creare una reazione negli utenti che navigano. Poi bisogna essere bravi a canalizzare quella reazione, in modo da avere un risultato in termini di contatto, di ritorno, di booking, di vendita, di iscrizione, di richiesta. Insomma bisogna essere bravi (e fortunati) a convertire una nostra azione di comunicazione in un ritorno.

Quindi stiamo facendo un passaggio qualitativo, dalla necessità di portare gente su una pagina, a quella di farla interagire. Ecco il concetto di creare engagement.




Dalla quantità alla qualità

ENGAGEMENT = QUALITA'


Come creare egagement?
  • Mettere al centro dei contenuti le persone, non sempre il brand
  • Creare contenuti interessanti
  • Scegliere belle foto e immagini, che catturino e spieghino
  • Scrivere poco, ma spesso
  • Fai domande o dai risposte
  • Sii informale, ma preciso e autorevole
  • Empatia e simpatia sono due cose diverse
  • Umanizza qualsiasi azione e post
  • Ascolta il tuo pubblico per capire il target
  • Lavorare e non cazzeggiare sui social
Ogni mia attività di web marketing ha l’obiettivo di aiutare gli hotel, i professionisti e le aziende a rafforzare la propria brand reputation on-line.
 




martedì 9 settembre 2014

Come scrivere su LinkedIn

LinkedIn è un buon alleato di web marketing, infatti offre la possibilità mirata, di scrivere buoni contenuti e portare traffico sul proprio sito web

Perché pubblicare a LinkedIn?
Le statistiche (fonte il blog Buffer) dicono che LinkedIn porta al sito, fino a quattro volte il numero di persone, rispetto a Facebook. Crediamoci.

Scriver non è mai banale

Alcuni step per scrivere post minimamente decenti?

1) Basta a citazioni, massime, proverbi, ecc., a meno che non siate stati illuminati sulla via per Damasco.

2) Srivere su un argomento che conosci abbastanza bene. Se fai questo lavor avrai pur una qualche conoscenza specifica su qualcosa.

3) Non scrivere Eneide ed Odissea congiunte. Diciamo che 500 parole possono bastare, se non dovete spiegare la teoria della relatività.

4) Non scrivere perdendo di vista lo scopo. Ovvero utilizzare il post come un modo per generare interesse nella vostra azienda/attività.

5) Prestare attenzione ad analizzare le reazioni ed i feedback; farne tesoro per i post successivi. Spesso occorre scrivere su argomenti che piacciono alla gente, più che a te.

6) Considerare se riporoporre e rielaborare cose scritte da altri e rivederle con un altro tono o altra chiave di lettura. Per gente un pò più esperta.

7) Siamo su un social media network, non dimentichiamolo; quindi interagiamo e rispondiamo. Farlo con attenzione però. Non siamo su FB, probabilemte i nostri interlocutori ne sanno più di noi.

Di solito le regole sono dieci, oggi mi fermo qua. Comunque utilizzare LinkedIn per fare article marketing è un ottimo modo per portare più persone al tuo sito web. Cerca di scrivere con una strategia e prova a pensare chi vorresti portare sul tuo sito.

+Giuliano Ciari

per keyweb.it




martedì 26 agosto 2014

Facebook, dopo il like-baiting, punta a contrastare il click-baiting

Facciamo un passo indietro a questa primavera.
Facebook aggiorna il proprio algoritmo di news feed per contrastare il così detto like-baiting.

Di cosa si tratta?

Non è altro che la ricerca con tecniche artificiose di like sui social network, altrimenti ingiustificati.

Insieme a questa iniziativa Facebook ha penalizzato i post ripubblicati e quelli contenenti “link spam”.
E’ invece di questi giorni la notizia che Facebook continua la sua lotta contro i contenuti di scarsa qualità, andando a colpire tutti i post che sfruttano il click-baiting.

Di cosa si tratta? E’ una tecnica ampiamente utilizzata e consiste nel pubblicare post con titoli poco chiari, fuorvianti, che tendono ad invogliare l’utente a cliccare per continuare a leggere il post, il classico “Non crederai mai ai tuoi occhi”.

Non si può non notare il continuo tentativo da parte di Facebook di restituire agli utenti dei risultati sempre più di qualità, chissà che dopo Graph Search Facebook abbia in cantiere qualcosa di più simile ad un vero motore di ricerca.



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venerdì 25 luglio 2014

Come scoraggiare subito lo sviluppo di un booking online

Volete un vostro nuovo sistema di booking online? un nuovo portale turistico?
Ecco se proprio siete motivati, albergatori, tour operators, consorzi, assessori e quant'altro, ponetevi queste domande e vediamo se siete consapevoli dell'impresa

Undici domande sensate (di @robiveltroni)

  1. Perché i TURISTI dovrebbero scegliere te?
  2. Perché gli ALBERGATORI dovrebbero scegliere te?
  3. Sei sicuro di poter progettare un'esperienza utente migliore di Booking o Expedia?
  4. Ti sei posto il problema di come far conoscere il tuo portale ai turisti?
  5. Hai idea di quanto spendano le OLTA per il marketing?
  6. Hai idea di quanto costino i contenuti per un portale turismo?
  7. Il tuo strumento si integra (e non si somma) con quelli che già utilizzano gli hotel?
  8. Sai cos'è concretamente il dynamic packaging?
  9. Hai mai usato un channel manager?
  10. Sai cosa significa social commerce o e-commerce semplicemente?
  11. Il tuo business plan regge anche senza contributi pubblici? 





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